Il primo passo da compiere per difendere sè stessi e i propri cari dai rischi connessi ai campi elettromagnetici artificiali è acquisire conoscenza sull'ambiente che ci circonda, nei siti in cui passiamo la maggior parte del nostro tempo (casa, lavoro, scuola per i bambini, attività ricreative, auto). La stima dell'esposizione ha tre importanti obiettivi. Il percorso per raggiungerli tutti e tre é spesso di tipo iterativo.

 

II primo obiettivo riguarda l'identificazione di tutte le sorgenti significative, sia nell'ambiente interno che esterno.

Nell'ambiente interno di casa, troviamo sorgenti prevalentemente sotto il nostro diretto controllo, un vantaggio evidente. Telefoni cellulari, telefoni cordless e loro basi, forni a microonde, modem ADSL con connessione Wi-Fi attiva, pc (portatili o non) con modem Wi-Fi abilitato, smartphone, console per giochi e tutti gli altri dispositivi mobili con potenziale connessione Wi-Fi dovrebbero essere facilmente identificabili e dovrebbero essere messi in condizione di non nuocere, mettendole fuori uso se il caso e disabilitandone le funzioni wireless. Spesso si tratta solo di fare le giuste scelte di acquisto per gli elettrodomestici e tutti i gadget che il mondo consumistico in cui viviamo ci propina e ci induce a ritenere, tramite massive dosi di pressione pubblicitaria, che siano necessarie se non essenziali per la nostra vita. Così non é in realtà, come i nostri nonni potrebbero confermarci.

Nell'ambiente prossimo (vicini di casa) o esterno ci possono essere importanti sorgenti sia in bassa che in alta frequenza, che spesso sono anche difficili da riconoscere come tali. La casistica può essere molto varia. Alcuni esempi: linee elettriche in alta tensione aeree o interrate in prossimità. cavi e/o quadri elettrici di potenza, cabine di trasformazione, modem Wi-Fi, antenne di stazioni radio base telefoniche (in visibilità ottica o no, camuffate o no), antenne di stazioni radio e/o televisive, antenne di stazioni di radioamatore, antenne di reti pubbliche Wi-max, antenne di reti di videosorveglianza private o pubbliche, ponti radio direttivi a microonde e tante altre. In genere, quanto più le sorgenti identificate sono distanti, tanto meglio è per la nostra esposizione, ma la distanza è solo un fattore e da solo non basta per stimare quanto la sorgente ci possa irradiare. Già l'aver identificato le sorgenti visibili è un primo passo. Quasi sempre però  l'identificazione tramite dati visuali non è sufficiente e serve procedere per vie strumentali.

Il secondo obiettivo riguarda la misura dei livelli di emissioni negli ambienti di vita, che si effettua con dei rilievi strumentali, secondo vari tipi di protocolli di misura, a partire dalla conoscenza delle sorgenti stesse che si presume esistano nell'ambiente. In certi casi, è presente una sorgente dominante rispetto alle altre conosciuta, come può essere il caso di un appartamento in prossimità di un'antenna telefonica visibile. Ma in moltri altri casi, ci si deve far guidare principalmente dai rilievi strumentali.

Il terzo obiettivo di stima dell'esposizione dovrebbe partire dai risultati ottenuti nei passi descritti precedentemente e cercare di attribuire le emissioni misurate alle sorgenti presenti. Questa è una fase di comprensione volta a stabilire un rapporto di causa-effetto tra emissioni rilevate e sorgenti candidate e poter dare un senso logico ai valori di campo misurati. Senza tale fase, il significato e l'importanza del dato di misura ottenuto in una determinata posizione e in un certo momento ha un valore limitato. Invece, i dati dovrebbe essere usati per investigare e risalire alle sorgenti nel dettaglio. Quest'obiettivo di caratterizzazione delle sorgenti può essere anche molto laborioso, a seconda della situazione specifica e comportare misure più sofisticate e ripetute.

La stima é importante: é un prerequisito per procedere oltre con le nostre azioni, ovvero: ridurre l'esposizione.